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Google acquisisce YouTube

Martedì, Ottobre 10th, 2006

Segnalo il solito ottimo post di Vittorio Zambardino inerente l’acquisizione di YouTube da parte di Google (rumors giravano da diversi giorni, oltre ad un comunicato ufficioso sul Wall Street Journal di domenica).

Condivido appieno molte delle considerazioni di Vittorio, e vorrei segnalare in particolare i seguenti aspetti:

Le intenzioni “tradotte dal comunicatese” di Google:

  1. continuare a sfruttare e insieme incoraggiare il boom dei video condivisi perché la nostra audience cresca sempre più, costituendo un patrimonio utenti di centinaia di milioni di persone, partendo dalle attuali decine, anche al di fuori degli Stati Uniti.
  2. diventare non “un’altra catena televisiva” ma la piattaforma attraverso la quale, in modo anche antagonistico rispetto all’assetto televisivo attuale, chiunque produca programmi e contenuti di qualsiasi genere possa offrirli attraverso il nostro canale e al nostro pubblico (e a chiunque altro);
  3. vogliamo che la macchina della conoscenza di Google, che amministra con successo la pubblicità sui siti internet e ormai anche su molte radio digitali, prenda nelle sue mani la parte maggioritaria della torta della pubblicità televisiva che attualmente va a beneficio dei network tradizionali.

Una delle ragioni del successo di Google:

[...]Quel motore è vincente perché nel suo codice (che nessuno in realtà ha mai potuto leggere, è il segreto meglio custodito del mondo moderno), vi è una capacità “intelligente” di leggere i comportamenti degli utenti, i modelli delle preferenze e degli orientamenti.

Google è la mappa vivente dei nostri interessi. Non a caso uno dei servizi di maggior è Google Zeitgeist (Spirito del tempo). E’ il resoconto delle parole più cercate, quindi degli interessi più profondi di un paese.[...]

Una “naturale” conseguenza della fusione Google-YouTube:

[...] Un bel “miracolo”, ma c’è un’altra faccia della luna da considerare.
Google ha inventato una macchina per la pubblicità semplice e micidiale: poniamo che il cliente X sia un’agenzia che deve vendere viaggi in India. “Compra” quindi delle parole chiave che hanno a che fare con l’India. Già solo per poterle acquistare dovrà eventualmente concorrere a un’asta, tra lui e tutti coloro che vogliono apparire sulle pagine che hanno a che fare con l’india. Una volta che l’acquisto sia avvenuto, se voi ricevete una “lettera”, un messaggio di posta, in cui il vostro corrispondente vi parla del viaggio in India fatto la scorsa estate, sulle bande laterali della vostra pagina appariranno le proposte di viaggio dell’agenzia X. La stessa cosa Google può fare per i siti associati e per quelli per i quali cerca e distribuisce pubblicità: se qui operasse Google, vedreste davvero la pubblicità di viaggio in India, perché abbiamo scritto “India”.

Si può fare questo per la tv e per i giornali? Si può fare.
[...]

L’articolo completo di Vittorio (per chi e’ davvero troppo pigro per leggerselo sul suo blog)


Vittorio Zambardino: mart 10 ottobre 2006

Piattaforma Google

Dunque, era vero. Del resto lo scoop del Wall Street Journal somigliava molto a un comunicato ufficioso. YouTube passa nelle mani di Google che paga per l’acquisizione 1,65 miliardi di dollari, tutti in azioni della società acquirente. In questi stessi minuti la blogosfera americana pullula di commenti, e nei forum internet non si fa altro che chiedersi: “E’ adesso?”. “Cosa succede adesso?”

La domanda è quella che si fanno anche i dirigenti delle maggiori aziende televisive d’America e non. Cosa succede adesso? In mancanza, com’è ovvio, di informazioni sulle strategie reali di Google, non resta che stare ai comunicati ufficiali e alla logica del mercato e del buon senso.

Nel comunicato di Google si passa subito ai fatti: “L’acquisizione associa uno delle comunità a più rapida crescita nell’ambito dell’intrattenimento video con la capacità di Google di organizzare l’informazione e di saper creare nuovi modelli per la pubblicità su internet. Le due aziende si concentreranno in modo combinato sia per fornire alla loro audience (di massa NDR) una più ampia e migliore esperienza nell’ambito della condivisione e fruizione dei video, sia per offrire nuove opportunità ai detentori professionali di contenuto video per distribuire il loro prodotto a un più vasto pubblico”.

Traduzione. Vogliamo:

  • 1) continuare a sfruttare e insieme incoraggiare il boom dei video condivisi perché la nostra audience cresca sempre più, costituendo un patrimonio utenti di centinaia di milioni di persone, partendo dalle attuali decine, anche al di fuori degli Stati Uniti.
  • 2) diventare non “un’altra catena televisiva” ma la piattaforma attraverso la quale, in modo anche antagonistico rispetto all’assetto televisivo attuale, chiunque produca programmi e contenuti di qualsiasi genere possa offrirli attraverso il nostro canale e al nostro pubblico (e a chiunque altro);
  • 3) vogliamo che la macchina della conoscenza di Google, che amministra con successo la pubblicità sui siti internet e ormai anche su molte radio digitali, prenda nelle sue mani la parte maggioritaria della torta della pubblicità televisiva che attualmente va a beneficio dei network tradizionali.

Nel risultato di questa acquisizione entrano le due novità che la tecnologia internet (cioè i milioni di persone che vi lavorano e vi “vivono”) hanno prodotto negli anni successivi allo scoppio della “bolla” speculativa del 1999-2000.

Mentre la bolla scoppiava e le aziende della prima generazione internet chiudevano nel giro di poche settimane, Sergei Brin e Larry Page mettevano a punto un motore di ricerca diverso dagli altri. Google non era solo fondato su grandi leve materiali, come la potenza di calcolo delle centinaia di migliaia di computer che lavorano in griglie accuratamente interdipendenti ma anche autonome, per garantire piena affidabilità e perestazione in ogni momento. Quel motore è vincente perché nel suo codice (che nessuno in realtà ha mai potuto leggere, è il segreto meglio custodito del mondo moderno), vi è una capacità “intelligente” di leggere i comportamenti degli utenti, i modelli delle preferenze e degli orientamenti.

Google è la mappa vivente dei nostri interessi. Non a caso uno dei servizi di maggior è Google Zeitgeist (Spirito del tempo). E’ il resoconto delle parole più cercate, quindi degli interessi più profondi di un paese. Un bel “miracolo”, ma c’è un’altra faccia della luna da considerare.

Google ha inventato una macchina per la pubblicità semplice e micidiale: poniamo che il cliente X sia un’agenzia che deve vendere viaggi in India. “Compra” quindi delle parole chiave che hanno a che fare con l’India. Già solo per poterle acquistare dovrà eventualmente concorrere a un’asta, tra lui e tutti coloro che vogliono apparire sulle pagine che hanno a che fare con l’india. Una volta che l’acquisto sia avvenuto, se voi ricevete una “lettera”, un messaggio di posta, in cui il vostro corrispondente vi parla del viaggio in India fatto la scorsa estate, sulle bande laterali della vostra pagina appariranno le proposte di viaggio dell’agenzia X. La stessa cosa Google può fare per i siti associati e per quelli per i quali cerca e distribuisce pubblicità: se qui operasse Google, vedreste davvero la pubblicità di viaggio in India, perché abbiamo scritto “India”.

Si può fare questo per la tv e per i giornali? Si può fare.

Più di recente, appena due anni fa (anche meno) è nata YouTube. Sviluppava l’intuizione che già fu dei primi pionieri di internet: l’idea che Internet, più che un canale che serva per portare notizie da uno a molti, sia un mezzo per comunicare fra persone (gruppi o individuai), per condividere informazione, per scambiarsi “cose”, come la musica o messaggi d’amore o anche solo la banalità di uno spot pubblicitario che è piaciuto e che si vuol far vedere ad un amico. Una rivoluzione di mentalità. Che fra i suoi maggiori prodotti ha YouTube – ma si potrebbero citare anche le comunità come Digg e Slashdot, dove non è il video ma la notizia (e il post del blog o il dibattito in un forum) il contenuto che ci si scambia.

YouTube è esplosa fino a a 100 milioni di video al giorno negli stessi mesi in cui MySpace, il portale di Rupert Murdoch, per il sol fatto di aver dato mano libera agli utenti per creare pagine proprie e in proprio, arrivava a quasi 100 milioni di utenti al mese. Merito loro o surfing sull’onda di una rivoluzione del gusto? La seconda che hai detto….

E’ nata una generazione nuova, che intende la conoscenza e la costruzione del proprio mondo mentale come un’impresa in proprio e senza deleghe. E’ un insieme di ricerche sui motori e di “esperienze” fatte sulla rete, la pagina personale, la musica, la chat, la ricerca del lavoro, le canzoni sull’iPod. Una generazione molto gelosa della sua libertà di movimento, dei suoi consumi, del suo eclettismo. Molto critica verso i media “mainstream”. Molto anti pubblicitaria. Ma il gioco, cui i grandi numeri di questa generazione che ha fatto il nuovo media partecipa, si chiama pubblicità. Ci penserà Google, in armonia con lo Zeitgest.

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