Integrazione tra le redazioni web e del giornale al New York Times
DOVEVA accadere ed era giusto che il primo passo lo facesse uno degli antesignani del giornalismo on line. Il New York Times integra la redazione del proprio sito internet all’interno del giornale “tradizionale”, e lo fa con tutte le conseguenze operative del caso. E’ una decisione densa di futuro, quella presa ieri, anche se dovrà seguire i necessari tempi burocratici di una grande organizzazione, ma alla fine del processo sarà cambiata la faccia non solo di uno dei più grandi siti di news internet del mondo, ma anche quello del giornale che ha messo on line i propri archivi a partire dalle edizioni della metà dell’Ottocento.Le cose stavano muovendosi da tempo. Alla fine di questo mese entra nel pieno delle sue funzioni il “vicedirettore per il giornalismo digitale”, nella persona di Jonathan Landmann, che ora curerà il progetto di “fusione” tra le due testate. Ma l’epoca della “doppia direzione” – online e offline – è definitivamente tramontata. Per questo il direttore digitale lavorerà per mettere nelle mani del corpo redazionale la direzione della cronaca quotidiana. Questo significa che il capo degli esteri, ad esempio, sceglierà di ora in ora che cosa è importante per il sito e lo farà con l’aiuto di persone chiave che, all’interno dei diversi “desk”, cioè gli uffici di direzione dei singoli settori, si occuperanno del rapporto col sito.
Al New York Times si erano abituati da tempo al “ponte” col giornale: funziona già da qualche anno il “continuous desk” , una forma di coordinamento stretto fra i due corpi redazionali. Ora si andrà oltre, portando a pieno compimento quel concetto di “neutralità della piattaforma” sul quale i media on line di tutto il mondo lavorano da tempo. Il concetto si declina più o meno così: il contenuto è il “re” della professione di informare, la notizia è regina e non importa quale sia la piattaforma (o canale) attraverso cui verrà consegnata all’utente. Conta che ciò avvenga con il massimo della qualità e della tempestività.
Quindi la redazione unica lavorerà, non contemporaneamente ma in modo articolato, per il giornale che viene stampato il giorno dopo, per il sito internet che pulsa di vita proprio per 24 ore al giorno, per la radio che va in podcasting sugli utenti che viaggiano.
La tecnologia però viene a valle: conta il lavoro dei giornalisti. Ecco perché la redazione on line non viene in alcun modo “declassata”, ma impiegata all’interno della redazione dove già in parte era, e il suo capo resta dov’era.
Ci saranno poi i cambiamenti di contenuto del prodotto. Il sito internet del NYT produce già da tempo molte notizie video e cerca di aggregare contenuti non proprietari del giornale all’interno del sito: si è pensato da tempo a uno spazio per i blog più qualificati e a sezioni prodotte dal lavoro di “citizen reporting” fornito dalle persone più impegnate nell’uso delle tecnologie a scopo di utilità civica e sociale. Probabile che col sito vengano integrati anche i servizi di portale che sono stati acquisiti dal New York Times con About.com, un aggregatore di contenuti e servizi utili.
Dopodiché, ci si chiede, si pagherà per leggere l’edizione web del giornale newyorchese? Al momento si sa solo che alcune rubriche saranno sotto abbonamento ma è improbabile che ciò accada per tutto il sito. I media americani percepiscono un tale boom della pubblicità internet che al momento nessuno si sogna di cambiare il modello di business. Una cosa però è certa: il processo avviato con l’ordine di servizio di due giorni fa ha dato il via a un processo che creerà un nuovo soggetto nel mondo dei media, un “animale” mediatico che dà inizio alla specie.
(Fonte: Repubblica.it)
Aggiornamento 4 ago 2005 h. 2.00
Segnalo 3 link interessanti visti su Zetavu di Vittorio Zambardino
1) Il fondamentale post di Mario Tedeschini
2) Il pezzo di Vittorio Zambardino
3) l’”ordine di servizio” sul blog di Romenesko


