Da Aol il messenger a disposizione anche per i Dev
Fonte: Repubblica.it – 7 marzo 2006Ti vendono una scatola colorata e dicono di aver inventato i colori, ma non è sempre così. Il mondo delle tecnologie è abbastanza affollato di “travestiti”.
Bisogna essere un po’ “esausti” di Internet per aver usato, e con piacere, un messenger. I nomi che questo servizio si porta addosso sono tanti: da ICQ fino a Yahoo messenger, da Google Talk a MSN. Wikipedia ne conta almeno venti, se si includono servizi meno fortunati. E solo la cervellotica ricerca di esclusività da parte dei portali che li hanno lanciati, fa sì che queste applicazioni non possano comunicare fra loro. Lo si può fare solo con altri programmi che superano le differenze ma resta il fastidio della registrazione multipla.
Servizio di “prima generazione” internet (anzi di primissima, perché la tecnologia sottostante risale agli anni ‘70), il messenger sta riguadagnando centralità in questi mesi grazie alla sua vocazione multimediale. E’ solo di 24 ore fa la notizia che America on Line renderà disponibile il suo servizio, senza alcun marchio e senza pubblicità aggiunta, in modo che qualsiasi azienda, sito, editore possa personalizzarlo, aggiungendo anche nuovi pezzi di programmazione, facendolo crescere come un puzzle cui tutti collaborano. Come se fosse un’applicazione Open Source. C’è una vera e propria rinnovata corsa all’uso del messenger. Perché?
In primo luogo per la potenza unita alla versatilità. Uno dei prodotti commerciali originari, uno che sta nella storia del messenger di America on Line, è stato uno strumento di comunicazione a lungo usato all’esercito israeliano. E chi scrive può testimoniare di una applicazione professionale di grande utilità.
La redazione del sito CNN Italia, versione italiana del servizio news della televisione di Atlanta, “viveva” sul messenger, più che lavorarci, per le intere 24 ore. Quel sito, che non era una semplice traduzione di notizie americane ma un vero e proprio servizio di news in italiano, aveva due redazioni. Una che operava qui e nelle “ore” italiane, l’altro ad Atlanta, e copriva il servizio quando qui era notte. Come comunicavano le due redazioni, che comunque avevano molta parte della giornata in cui si sovrapponevano – in questi casi ci si deve parlare di continuo, scambiarsi idee, inviare notizie e valutarle, far viaggiare il file di una certa foto o di un certo filmato?
Si usava il messenger. Non ci si telefonava mai da una parte all’altra del mondo.
Chi ha lavorato in quelle redazioni ne ricorda ancora la fluidità, l’immediatezza, il senso di “lavoro di gruppo” che dava ai suoi utenti professionali, con “capi” in un posto ed “esecutori” a seimila chilometri di distanza. Telelavoro? Sì, e a livelli molto qualificati.
La capacità di essere multiuso o flessibilità. Il messenger ha qualcosa del telefono e qualcosa della tv: fa passare le parole, l’audio, le immagini, il video. All’inizio sembrava un telefono muto, oggi è un videotelefono che non è mai fuori copertura e che costa molto meno (per la precisione: niente) a chi lo usa per comunicare da una parte all’altra del mondo cin il solo corredo di una “cam” da 20 euro.
Non è un caso che all’interno di Skype se ne trovi una versione molto buona. E che Google abbia di recente legato il suo Gtalk al servizio di mail: la sincronicità del dialogo con la asincronicità della posta.
La moda è dovuta alla ovvia convergenza che la banda larga sta portando sul tavolo di ognuno. Il messenger, grazie alla sua duttilità, è carburante prezioso per questo processo. Entra nei telefoni cellulari e funziona da strumento di comunicazione per gruppi chiusi, per cercare l’estraneo o per contattare l’amico a partire anche solo dalla mail. Oppure può diventare uno strumento televisivo ed essere il canale attraverso il quale la televisione su computer viene “consegnata”: un clip, una breve trasmissione, un pezzo di uno sceneggiato, un video musicale.
Ma tutto questo non ci viene detto chiaramente, il destino di molte tecnologie internet è quello di essere travestite d’altro e “vendute” per originali. Come se ciò che esse fanno da 30 anni fosse merito di quelli che le vendono oggi. Niente di illecito. Ma è una bugia.
Così di recente alcune Telco hanno avviato la propria comunicazione sulle nuove applicazioni che potranno coniugarsi con la televisione che viene da internet. Sentiamo parlare sempre più di possibilità di ritrovare gli amici e di sapere quando esattamente sono in rete, con la possibilità di mandargli un messaggio in tempo reale. La chiamano “la rivoluzione dei telefonini”. Ma è la “vecchia” cara potenza dell’Instant Messaging che non smette di dispiegarsi e, volendo spaccare il capello in quattro, quella di internet. L’unico vero mezzo che fa “comunicare tutti con tutti”. Come recita un’altra appropriazione indebita in forma di comunicato pubblicitario.



Giov 27 Apr 2006 - 5:59pm (gmt+1)
Splendido sito!)) In avanti auguro buona fortuna!